Il buio permeava ancora ogni cosa, cullando in esso la flora e la fauna che abitavano nel bosco sacro che costegiava il tempio della dea della Natura. Tuttavia, la festa poteva gia dirsi iniziata. Le sacerdotesse (esclusivamente femmine, Leilani aveva paura degli uomini) della dea, Joel, Kizuta e alcuni elfi oscuri ben cammuffati (se al governo importava che gli elfi non avessero avuto contatti fisici con i vampiri o i demoni, alla dea questa cosa pareva più che mai assurda, quanto la leggenda dell'Itami) a cui la dea aveva concesso la carica, in abito verde, un lungo vestito unico dalle ampie maniche a sbuffo, le maniche aderenti, la schiena lasciata intravedere dai lacci che stringevano il corpetto di quest'ultimo, si erano disposte ad ellisse intorno a tutto il tempio, una boccetta d'acqua all'interno, in cui erano stati immersi i semi tratti dai frutti della grande Ennel, la pianta secolare che cresceva proprio in mezzo al tempio, sbucando fuori dalla cupola della serra di vetro. Sul tronco di quest'ultima erano state installate scale a chiocciola, che giravano attorno ad esso, portando chi vi saliva chissà dove. Là in alto, veniva portata esclusivamente la sacerdotessa che avrebbe preso il posto di custode: si diceva che nel punto più alto della grande Ennel, si potesse incontrare direttamente Leilani nella sua forma divina-naturale. La somma sacerdotessa non poteva raccontare assolutamente nulla di quell'incontro, se ciò era vero, ma da come tornava, gli occhi spalancati e le mani tremanti, si poteva pensare che in ogni modo qualcosa di divino avvenisse lassu. Le sacerdotesse fecero scivolare il contenuto a terra: una luce accecante e le sacerdotesse vennero sbalzate all'indietro dalla barriera protettiva appena instauratasi. -Gli scherzi di Leilani- sbuffò una di queste, rassettandosi il vestito con un atroce dolore al fondoschiena dove aveva battuto, mentre le altre scoppiavano a ridere: un clima di giocosità e di fanciullezza. Se c'era una cosa che particolareggiava le sacerdotesse di Leilani era quello, oltre all'assenza di obblighi nei confronti della dea. Non avrebbe avuto senso d'altronde che lei chiedesse la tristezza delle sue creature... -La barriera ora dovrebbe essere stabile per tre giorni...- mormorò una esclusa, piuttosto timida, mentre, si portava indietro i capelli biondi. Le sacerdotesse avanzarono verso la barriera che le lasciò entrare all'interno. Sul prato della radura tra i fiori si era venuto a creare un ellisse di boccioli rossi, appena distinguibili tra gli altri fiori. Questo avrebbe contribuito a bloccare qualsiasi persona sgradevole al di fuori. In quel preciso istante le fronde di Ene iniziarono a tingersi di verde chiaro: il sole sorgeva d'innanzi alla festa della figlia. -Bene ragazze diamoci da fare!- urlò una Joel, lanciandosi verso la porta dell'enorme serra, mentre faceva a gara ad entrare per prima con la sorella gemella, anche lei nel corpo sacerdotesse.
Sole, una splendida giornata. -Questi semi sono speciali, la dea stessa li protegge. Corpili di terra nel tuo giardino e da esso spunterà il tuo arbusto protettivo- mormorò dolcemente la esclusa di quella mattina, porgendo un sacchettino con istruzioni e i semi ad una piccola Joel accompagnata dai genitori che annuiva concentrata alle parole della sacerdotessa. Tutte erano disposte nel tempio, una vasta serra cupolata, calda ma ventilata, a dispetto delle altre serre solitamente afose, accogliendo gli elfi in pellegrinaggio al tempio nella prima giornata della festa della dea. All'interno file composte di bacini parallelepipedi di pietra riempiti di terra feconda, nella quale sorgevano varietà di fiori e arbusti dai colori inimmaginabili, costituivano i percorsi obbligatori che sfociavano tutti nella parte centrale del tempio, dove faceva bella presenza Ennel, la pianta secolare: le sue radici in alcune parti visibili, si appropinquavano sopra il pavimento in pietra, riprendendosi il suo spazio. Far sedere i bambini su quelle radici era ormai divenuto un simbolo: alle nuove generazioni un benvenuto caloroso dalla vostra dea, così solevano recitare le sacerdotesse ai genitori di quest'ultimi che in alcuni casi pareva stessero parlando proprio con l'abero. In effetti era proprio così. -Quindi hai fatto il bravo?- mormorò la dea, carezzando i capelli del piccolo kizuta, un bambino esile dai capelli ricciolini. -Certo! La maestra dice che sono solo un po' troppo vivace..- brontolò il bambino alla dea. Una risata cristallina ed un'altra carezza. -Sii vivace ma non far disperare le persone...- sorrise, posando una mano sulla fronte. Odiava farlo ma era costretta. Il ricordo venne addormentato nella sua mente: solo la dea avrebbe potuto risvegliarlo, lui ne avrebbe avuto solo un vago ricordo. Il bambino corse dai suoi genitori sorridente e ripreso il cammino per il tempio. Nel tempio non vi erano statue della dea, essa non le concepiva nel suo templio. L'unico simbolo divino oltre all'albero era un piccolo altare posto dal "lato" opposto dell'entrata, dove gli elfi solevano lasciare un ricordo, magari un qualcosa di speciale trovato nei loro viaggi, ma c'erano anche i bambini che lasciavano matite colorate, disegni o anche sassi dalla particolare forma. Si poteva dire che la festa di leilani veniva vissuta intensamente soprattutto dai bambini? Non era una coincidenza, Leilani adorava i bambini. Poi crescevano e perdevano l'innocenza: le bambine diventavano maliziose, i bambini diventavano troppo ottusi. -Chissà se quest'anno verrà...- mormorò Leilani, salendo per i gradini di Ennel, pensando alla sua di bambina. In alto lo spettacolo: il sole alto, le sue creature in fila che arivavno al templio, per tre giorni sarebbe stato così. -Ciao papà...- mormorò lei vedendo una figura ben conosciuta venirle incontro dalla sfera luminosa. -Figlia mia...- iniziò il dio del Sole cercando di attaccare discorso. -Mi spiace ma ho da fare. Le mie creature mi gradiscono di sotto- pronunciò, malidecendo l'interruzione di quella vista. -Salutami la "mamma"...- mormorò a denti stretti scendendo nuovamente al templio.
Meky lungo uno dei tanti sentieri sterrati creati per agevolare l'arrivo al tempio della Dea della Natura. Si stava recando là come di consuetudine, con tutta la famiglia al seguito. Sua cugina Lorenne camminava al suo fianco e continuava a parlare del più e del meno, di quello che le era successo e di altri particolari superflui; era leggermente irritante, ma in fin dei conti era simpatica, quindi la sopportava. Ben presto si ritrovarono davanti l'imponente serra, dalla cui cima spuntavano i rami della grande Ennel; tutto attorno la natura era rigogliosa, fra l'erba spuntavano fiori selvatici, mentre sugli alberi i primi boccioli erano pronti a sbocciare, riempiendo l'aria del loro soave profumo. Nonostante fosse ancora mattina presto, molta gente era davanti alla porta d'ingresso, così come molti erano all'interno. -Ziaaa- la chiamò una piccola elfetta, che si aggrappò al bordo del suo vestito. Quella era Serena, sua nipote, la pargoletta di suo fratello maggiore -Si Serena?- le chiese prendendo la sua manina fra le sue. -Secondo te potrò sedermi sulle radici di quel graaande alberone?- chiese con gli occhi che le brillavano -Certo, tutti i bambini possono andarci- Saltellando dalla gioia, iniziò a girarle intorno felice. Ridacchiando sommessamente, seguì la bimba verso l'ingresso ed entrò
Mentre i sogni si dissolvono e gli inverni si accavallano, quanti spilli sulla pelle dentro il petto sulle spalle, ma amo il sole dei tuoi occhi neri più del nero opaco dei miei pensieri e vivo fino a sentir male con la gola secca sotto il sole. Corri amore, corri amore. (Che rumore da la felicità)
Dove sei ora? Come stai ora? Cosa sei ora? Cosa sei? Dove sei ora? Come sei ora? Cosa sei ora? Cosa sei… cosa sei?
Ma insieme, la vita lo sai bene ti viene come viene, ma è fuoco nelle vene e viverla insieme è un brivido è una cura, serenità e paura, coraggio ed avventura, da vivere insieme, insieme, insieme a te
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Era passata a casa sua, prima di andare a rendere omaggio alla dea, e adesso camminava facendo attenzione a non calpestare i piedi della piccola Joel che le correva intorno. In braccio aveva una creatura ancora più piccola. Erano entrambe sue nipoti, figlie della sorella maggiore. Un altro bambino, invece, il figlio di suo fratello più grande, camminava tranquillo di fianco a suo padre, ma gli occhi esprimevano una gran voglia di scappare in avanti, verso la folla di gente. Pevery sorrise, e la Joel che aveva in braccio rise forte, cominciando a tirarle i capelli piano. -Piccola peste...- sussurrò lei, staccandole le mani dai suoi ricci. Era felice di essere di nuovo con la sua famiglia, anche se un po' le dispiaceva aver lasciato varkar da solo. Insomma, come avrebbe fatto senza di lei? Sarebbe riuscito a tenere a bada tutti i clienti? Sembrava una stupidaggine, ma alle feste popolari erano davvero molti, e spesso lei gli aveva dato una mano. I suoi pensieri vennero disturbati dalla grande gioia di trovarsi di nuovo davanti all'albero sacro, sul quale, si ricordava bene, si era seduta davvero tanto tanto tempo prima. Adesso sarebbe stato il turno dei suoi nipoti. Mentre lasciavano i bambini allo stato brado e li osservavano da lontano, i "grandi" si misero a parlare, e ovviamente erano tutti molto interessati al famoso "gigante dai capelli rossi e la sua oasi di spezie", delle queali lei non faceva altro che parlare! -Vieni, zia P, aiutaci a salire!- gridò la più grande delle sorelline. Pevery prese suo fratello per mano. -Dai, accompagnami, è tanto che non stiamo insieme!- La Joel aveva una particolare adorazione per suo fratello, da che si ricordava era sempre stato lui a giocare con lei e ogni volta che stava male era il primo ad accorgersene, dato che stava zitta tutto il tempo e si muoveva solo per dare l'acqua ai suoi fiorellini sulla finestra. Era davvero molto felice di poter trascorrere del tempo con loro, dato che non li vedeva molto. Una volta raggiunti i bambini prese subito in braccio la più piccola, poggiandola su una radice, mentre suo fratello aiutava la più grande a sedersi in un punto più in alto, dove anche lui faceva un po' fatica ad arrivare. Suo figlio, invece, si stava dirigendo gattoni sulla radice verso di loro, sorridendo. -Ho visto una sacerdotessa papà! Guarda cosa mi ha dato!- esclamò tutto eccitato, mostrandogli un sacchettino. -Oh, i semi della dea, appena arriviamo a casa li piantiamo!- rispose lui, prendendolo in braccio e aiutandolo a scendere. Voltandosi, Pevery notò quanti Elfi ci fossero effettivamente. Era una cosa che la stupiva ogni volta, vedere tante creature, così diverse tra loro, eppure tutte provenienti da una sola meravigliosa fonte. E purtroppo quella meravigliosa fonte era ricolma di tristezza.
Scese nuovamente le scale, guardando dall'alto lo spettacolo: le sue sacerdotesse che danzavano tra la folla distrubuondo il consueto omaggio di Ennel, i bambini che si lanciavano sulle radici di quell'albero secolare, il primo, si diceva, ad essere sorto nel regno di Oquariol Forethuna, prima ancora degli elfi stessi. Famigliole felici: per qualche secondo le si strinse il cuore, l'invidia l'acciecò e la sua mano si strinse alla balaustra. Poi tutto tacque. Scivolando come una bambina sulla balaustra delle scale, atterrò con un piccolo balzo vicino a due famigliole: una di Kizuta e una di Joel. Le sue creature erano completamente diverse: dalla struttura fisica a quella mentale, ma c'era qualcosa che le univa, qualcosa che difficilmente potevano capire gli "esterni". Aveva avuto il dono della creazione, perchè buttarlo creando una serie di creature tutte uguali? Che senso avrebbe avuto un mondo identico a se stesso. Con calma si avvicinò ad una delle Joel che si erano sedute sui suoi rami, scansandone un altro che correva eccitato. -posso sedermi accanto a te?- mormorò dolcemente la dea alla bambina: la fortuna in questi casi era che i bambini ancora non capivano bene la differenza tra un elfo e la loro dea, in quanto creature molto simili, quindi non avrebbe mai potuto intuire chi era lei in realtà. Nel frattempo altre famiglie arrivavano.
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Troppo assorta a guardarsi attorno, Pevery non notò la donna che si era seduta di fianco alla sua nipotina minore. La piccola le sorrise. -Certo! Come sei bella, signora! Anche tu sei una sacerdotessa? La mamma dice sempre che non devo disturbare le sacerdotesse e che se loro mi chiamano io devo andare subito! Io obbedisco sempre!- disse, tutta orgogliosa, incespicandosi ogni tanto con qualche lettera. I suoi genitori non l'avevano ancora richiamata, quindi non era obbligata ad andarsene e poteva restare ancora un po' a parlare con quella signorina. Pevery si diresse verso sua sorella più grande, per informarsi del più e del meno, lanciando un'occhiata alla piccola Joel. La donna con cui aveva fatto amicizia non sembrava malintenzionata, anzi, aveva un qualcosa di familiare, ma non era sicura di sapere cosa, anche se si sentiva legata a lei in un modo strano. Sorridendo distolse lo sguardo. In fondo ricordava vagamente che anche lei, la prima volta che si era seduta sull'albero, aveva fatto amicizia con una sconosciuta...
Leilani sorrise, prima di sentire lo sguardo di una Joel su di lei a cui sorrise silenziosamente, prima di riportare lo sguardo sulla piccola. -E' una virtù il saper stare al proprio posto quando la situazione lo richiede. Sei una brava bambina, sicuramente la felicità dei tuoi- replicò un enigmatico sorriso dipinto sul volto lunare. Portò nuovamente gli occhi alla famiglia della piccola, prima di evocare, con un piccolo gioco di prestigio, un uovo, o quello che pareva un uovo, leggermente più picolo del normale e consegnarlo alla bambina. -Perchè sei buona ti regalo questo. E' il seme particolare di uno dei fiori che coltiviamo in questa serra,- le sacerdotesse si divertivano anche a fare questo, -e ha un gradevole profumo, legato ad un colore simile a quello dei tuoi capelli. Mi raccomando,- sorrise, facendo l'occhiolino e portandosi un dito alle labbra, -è un segreto tra me e te...- Detto ciò congedò la bambina, e si diresse altrove, meglio dire verso l'altare curiosa dei doni ricevuti: su quel argomento pareva tornare una bimba, curiosa dei suoi doni il giorno del suo compleanno.
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